Non è essenziale amare la caccia per rimanere affascinati davanti alle opere di Roberto Lemmi. Pittore forse unico nel suo genere, ben conosciuto dai seguaci di Diana e probabilmente meno, da chi ha pochi contatti con il mondo venatorio.
L’occasione per scoprire questo straordinario artista, appassionato cacciatore ma anche appassionato naturalista, è una mostra a Firenze, alla Limonaia di Palazzo Medici Riccardi: “Nel segno di Diana”, organizzata nell’ambito delle celebrazioni per i cento anni della rivista Diana.
Ai nostri microfoni Pasquale Cacciapuoti, amministratore delegato di “Editoriale Olimpia” : “Il legame con Roberto Lemmi è stato un legame lunghissimo ed importantissimo perché, come dicevano prima nella presentazione della mostra, ha accompagnato per tantissimo tempo con l’editore Vallecchi la storia del mondo venatorio italiano, oltre a quello della nostra rivista. Diana è la rivista più antica presente nelle edicole italiane, questo forse pochi lo sanno, ma siamo l’unica rivista che dopo cento anni è in edicola in Italia.”
Un intrigante percorso fra le opere di colui che fra la metà degli anni ’30 fino alla metà degli anni ’70 è stato l’interprete più apprezzato di un intero mondo. Un mondo di amore e profonda conoscenza per la natura, di passione e spirito sportivo, un mondo di caccia.
Adesso intervistiamo Franco Timo, Presidente di Federcaccia: “Se oggi la caccia riesce a sopravvivere ai mille perilli, al fatto che le vie dell’universo venatorio sono sempre punteggiate da queste difficoltà e da questi sacrifici, lo deve al fatto di avere una storia, delle tradizioni ed una cultura ricchissime a cui fare riferimento giorno dopo giorno, momento dopo momento e soprattutto in quelli di difficoltà. Allora Roberto Lemmi ci aiuta moltissimo in questi riferimenti, la sua opera pittorica è permiata di grande sensibilità assoluta dell’artista e di specifica sensibilità del cacciatore. Quindi un grazie all’arte, alla sensibilità di Roberto Lemmi e agli organizzatori della mostra.”
Roberto Lemmi, fiorentino, nella sua città, nel ’36, incontrò l’editore Enrico Vallecchi che lo incaricò di realizzare una copertina per la rivista Diana.
La mostra fiorentina, promossa dall’Editoriale Olimpia, attuale editore di Diana, in collaborazione con la Provincia di Firenze e la Federazione Italiana della Caccia racconta, anche, questo felice incontro.
Sentiamo adesso la curatrice della mostra, Simonella Condemi: “Il filo conduttore è quello di riscoprire, attraverso le opere di Lemmi, un percorso che è non solo artistico, ma anche venatorio. Delle pagine che sono di momenti di caccia, di impressioni di natura e al tempo stesso sono anche pagine di racconti da narrare durante la veglia e quindi un rapporto molto forte anche con la letteratura del periodo. E’ un artista che va inserito, così da solo non racconta; racconta inserito nel suo contesto come l’animale non racconta da solo, ma racconta nella natura.”
Ai nostri microfoni Massimo Fabbri, Presidente Federcaccia Provinciale Firenze: “Per tutti noi cacciatori e fiorentini in particolare, Lemmi ha rappresentato la persona che è riuscita a dare un’immagine a quello che noi abbiamo nella nostra mente e nella nostra anima: l’amore per la natura, l’amore per gli animali, l’amore per la caccia; che poi si fondono tutti assieme in un espressione artistica che lui ha saputo rendere come pochi altri. Quindi per noi è comunque un rappresentante del quale non possiamo fare a meno.”
La mostra rimarrà aperta fino al 24 settembre, alla Limonaia di Palazzo Medici Riccardi.
Un occasione da non perdere per conoscere un grande artista del novecento, per gustare il sapore del mondo di un tempo, per scoprire che chi ama la caccia non è vero che non ama la natura.
Ai nostri microfoni Giuliano Incerpi, ex direttore della rivista Diana: “Se non c’è ambiente non c’è fauna, se non c’è fauna non c’è caccia, ma la dimostrazione che questo collegamento è stretto e vitale ed oggi ancora di più, è il fatto che negli ultimi 15 anni il patrimonio faunistico italiano è aumentato a dismisura. Questo significa che i cacciatori gratuitamente gestiscono il territorio, amministrano il territorio faunistico e ne fanno un uso regolamentato che ha aspetti economici di cui molti spesso si dimenticano.”
Sentiamo adesso la marchesa Cristiana Frescobaldi: “Col raccontare io torno indietro negli anni della mia infanzia quando accompagnavo mio padre in tutti questi luoghi che sono la campagna toscana la mattina all’alba, i tramonti a seconda di quando passano gli animali: quelli che sono notturni, i volatili che arrivano all’alba. Per cui l’esperienza di oggi è stata un tuffo indietro veramente meraviglioso e bellissimo.”
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