Giovanni, Oreste, Wanda, Raffaele, Cecilia, Giuseppe, Elena, Giulia, Luciano, Margherita, Angelo, Giuditta, Isacco, Enrico, Giuliano, Francesco e ancora tanti, tanti, tanti altri uomini, donne e bambini che non sono più tornati a casa. 1821 storie di vita, una vita di cui altri si sono impossessati e l’hanno distrutta. 1821 nomi trasformati disumanamente in numeri, marchiati a fuoco sulla pelle. E’ lunga ed indelebile la lista di nomi e cognomi, messi nero su bianco, inesorabilmente sotto gli occhi di tutti, che la Provincia di Firenze ha esposto nella Galleria delle Carrozze. Una targa che mette insieme il ricordo dei toscani che furono deportati dai nazisti nei campi di concentramento e sterminio.
Aveva 14 anni Marcello e aveva il suo sacrosanto diritto ad andare a scuola, a giocare, a vivere invece è brutalmente diventato la matricola 76430 al campo di sterminio di Mauthausen.
Sono sessantotto anni che Marcello ha l’animo lacerato da questa ferita, sessantotto lunghissimi anni che convive con questo ricordo.
Intervista a Marcello Martini, sopravvissuto al campo di sterminio di Mauthausen
L’elenco raccoglie i nomi di 857 ebrei e 964 deportati politici, alcuni contraddistinti da un asterisco, una piccola stella accanto a chi come Alberto e come Marcello è riuscito a tornare. Grazie al fondamentale lavoro di ricerca della Fondazione Museo e Centro di Documentazione della Deportazione e Resistenza di Prato, dell’Associazione Nazionale Ex Deportati Politici nei Campi Nazisti (ANED) e della Comunità Ebraica di Firenze, quei 1821 deportati non hanno perso il loro nome. Le loro storie non saranno mangiate dall’oblio della dimenticanza finchè ci saranno figli che raccontano di padri che perdono il nome per diventare un numero. 057101 fu quello di Alberto Ducci.
Intervista a Andrea Barducci, Presidente della Provincia di Firenze
In occasione del Giorno della Memoria, si è svolta anche la cerimonia di consegna delle medaglie d’onore del Presidente della Repubblica ai cittadini della provincia di Firenze che sono stati deportati e internati nei lager nazisti durante l’ultimo conflitto mondiale.
Intervista a Paolo Padoin, Prefetto di Firenze