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Arte, Adrian Paci al Museo Novecento di Firenze

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giovedì 16 novembre 2017

L’acqua come metafora di movimento e passaggio nella mostra “Di queste luci si servirà la notte”

L’acqua come metafora di movimento, flusso, ma anche come possibilità di azione e reazione. Questa l’idea che Adrian Paci, tra gli artisti più noti del panorama internazionale, ha sviluppato per dare vita a “Di queste luci si servirà la notte”, visibile fino all’11 febbraio 2018 a Firenze, al Museo Novecento e alle Murate, e nei comuni di Pelago e Montelupo Fiorentino, co-produttori dell’intero progetto. La mostra, promossa e organizzata da Mus.e, rientra nell’ambito del più ampio progetto Riva, dedicato al fiume Arno.
Al Museo Novecento, spicca la video-installazione che Paci ha creato appositamente, a seguito della performance che ha visto una piccola barca, provvista di tentacoli luminosi calati nell’acqua, immersa a solcare l’Arno, rivelandone la dimensione profonda e oscura. Accanto a questi lavori, una selezione di video centrati sul tema catartico e simbolico dell’acqua e opere pittoriche.

Alle Murate, tra l’altro, sono esposti i lavori pittorici e installativi di tre giovani artisti residenti in Toscana, Davide d’Amelio, Gianni Barelli e Lori Lako, selezionati direttamente da Adrian Paci.

“Di queste luci si servirà la notte” si sviluppa anche fuori Firenze. Secondo la progettualità diffusa condivisa con Sensi Contemporanei, nel quale rientra anche il progetto Riva, sono stati coinvolti infatti anche alcuni Comuni partner, che hanno individuato sedi di archeologia industriale simboliche per le rispettive comunità.
A Montelupo, la Fornace Cioni Alderighi ospita la video installazione “The Encounter”. A Pelago, l’ex Fabbrica Tappeti a San Francesco accoglie la video installazione “One and Twenty-Four Chairs”.

(A.F.)

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