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Empoli dal cielo

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venerdì 16 febbraio 2018

Da Piazza Farinata, allo stadio, dal giardini di Piazza Matteotti alla bella campagna intorno alla città: com’è Empoli dall’alto? Ecco le immagini di Luigi Livi, visibili nel libro “Empoli dal Cielo. Il disegno della città” (Editori dell’Acero, 2017), che sarà presentato al pubblico al “Caffè letterario” della biblioteca comunale ‘Renato Fucini’ al Cenacolo degli Agostiniani, venerdì 23 febbraio alle 18.

Di seguito pubblichiamo una recensione al libro, inviataci dalla prof.ssa Mariangela Giusti, docente all’Università di Milano Bicocca

Per chi è una persona adulta ed è empolese questo libro è una fonte di emozioni oltre che di conoscenze e di aperture al nuovo. Per chi non è empolese ma vive in questa città (arrivando magari da altre parti d’Italia o del mondo) oppure per chi è molto giovane oppure per chi è interessato alle varie forme di descrizione del territorio (visuali e/o narrative), questo libro fa nascere e crescere un senso di grande ammirazione per il progetto che lo ha sostenuto, per come è stato realizzato e per l’arditezza del compito intrapreso e compiuto.
Il libro affronta e sviluppa in modo implicito il tema della cultura di una città (Empoli, nello specifico) e del suo territorio. E’ certo difficile definire la cultura di una città, a maggior ragione oggi, quando i linguaggi e le rappresentazioni culturali sono frammentate, parcellizzate, puntiformi. Tuttavia, gli autori del volume hanno provato a farlo e ci sono riusciti molto bene. Hanno utilizzato almeno tre linguaggi in contemporanea: quello della storiografia (con rimandi approfonditi a testi e a ricerche storiche); quello della descrizione narrativa (con precisi riferimenti ai luoghi e con nomenclature accuratissime); e quello dell’immagine fotografica (con inquadrature dall’alto realizzate con l’uso di un drone). Questi tre linguaggi, intrecciati e calibrati nelle pagine del volume, danno vita a un linguaggio nuovo e originale che riesce a cogliere reti complesse di significati e a condividerle sia con i lettori più informati e colti, sia con i lettori più estemporanei, che possono ritrovare nel libro gli spazi della vita, rappresentati, spiegati, narrati.
Dunque il libro assolve a un compito importante: mostra dall’alto luoghi, significati, temi culturali, spazi segreti e antichi di una città che ha disegnato su di sé le tracce del tempo e della storia; ma mostra anche le forme e i simboli della città attuale e quelle proiettate verso gli anni futuri.
Per la maggior parte delle pagine, il libro utilizza il codice comunicativo visivo: si tratta di una dimensione espressiva fondamentale e nuova che determina l’originalità del progetto. Tuttavia, senza le parti storiografiche e senza quelle descrittive (quasi etnografiche, potremo dire) quella stessa originalità visuale perderebbe molto del suo significato, del suo valore e della sua forza. Sfogliando le pagine, leggendo i testi, osservando le immagini, il lettore trova l’espressione di una vera e propria molteplicità di segni nel paesaggio culturale della città in senso spaziale e temporale.
Le strade, gli edifici abitativi, gli spazi verdi, i luoghi del rito religioso, il teatro, il museo, il fiume sono solo alcuni dei veicoli visuali che catturano l’attenzione. Di alcuni di questi (molto noti) è possibile avere visione percorrendo le strade cittadine; di altri, invece, pur sapendo che esistono, non se ne ha visione e se ne possono conoscere forme e dimensioni proprio grazie alle foto riprese dall’alto che questo libro propone. E’ il caso, per esempio, dell’abside della Collegiata o del giardino rigoglioso della villa Cecchi-Lami o dell’imponente villa della Bastia o del camminamento perfettamente tracciato e lineare, sulle antiche mura, visibile seguendo la via delle Murina. Queste –come molte altre- sono delle vere e proprie scoperte.
Le foto presenti nel libro sono bellissime. Sono tutte realizzate con l’utilizzo di un drone, posizionato a diverse altezze e in diversi orientamenti spaziali (tutti documentati e indicati nelle didascalie), sotto la guida, la sensibilità e la competenza tecnica del fotografo. Queste foto, una dopo l’altra, disegnano il paesaggio cittadino e dell’immediata periferia agricola extraurbana. Organizzano il paesaggio in modo da trasmettere alcuni temi: la forma delle piazze, il reticolo delle strade, la particolarità di alcune abitazioni, la densità ordinata del centro abitato, la presenza strutturale del fiume. Un primo dato che risulta evidente è che, per raccontare questa città e il suo territorio, l’obiettivo posizionato alla base del drone si è soffermato su molti edifici religiosi per il semplice fatto che, fenomenologicamente, essi sono presenti. Questi edifici, con le tante funzioni che hanno svolto nel corso del tempo per le popolazioni adulte, per le famiglie, per l’infanzia, hanno contribuito a costruire, nel passaggio dei secoli, anche il tessuto identitario storico, sociale, formativo e civico della città stessa. Vediamo la Collegiata di S. Andrea (col campanile caratteristico, con l’edificio attiguo del Museo e la propositura); ecco il chiostro e il convento dei frati Agostiniani; ecco ancora –inconfondibile- il vastissimo complesso domenicano della SS. Annunziata; e poi la chiesa della Madonna del Pozzo dalla forma elegante e tozza; il complesso monumentale di S. Maria a Ripa; l’edificio del padri Scolopi; la chiesa di Santo Stefano della Bastia. Accanto a questi, l’obiettivo fotografico riesce a mettere a fuoco anche diversi piccoli oratori che, nel corso della storia, sono stati luoghi certo minori, ma pur presenti, della devozione popolare: quello dedicato ai santi Paolo e Luigi Gonzaga, quello di San Michele, quello di San Mamante.
Un secondo dato evidente nel tessuto urbano, raccontato dalle immagini e dai testi scritti del volume, è la presenza di molti edifici storici: le torri della cinta muraria in primo luogo (alcune evidenti e ben visibili dalle strade del centro; altre invece, nascoste fra le abitazioni, visibili solo dall’alto); le piazze dalle misure sempre contenute, intese come luoghi della vita civile (prima fra tutte: piazza dei Leoni); gli edifici, in parte diroccati, di quelle che un tempo sono state le vetrerie, parti essenziali della storia e dello sviluppo economico, sociale, civile di questa città, fra i quali spicca per dignità e rigore una parte della ex vetreria Taddei, a metà di via Masini, ben ristrutturata e in uso, ottimo esempio di quella archeologia industriale sempre più necessaria (non solo in questa città, ma in molte altre).
Un terzo elemento evidente dalle foto del libro è costituito dagli spazi verdi della città (alcuni molto estesi, altri più circoscritti) che testimoniano scelte urbanistiche risalenti al secolo scorso e proseguite nel corso del tempo: la grande piazza Matteotti con alberi secolari, ben tenuti e in pieno rigoglio; la caratteristica “Pineta” di un verde intenso e disarmante, che accompagna l’Arno per un tratto del suo corso; il parco di villa Mariambini, che ha saputo integrare all’impianto del giardino dell’antica fattoria le esigenze estetiche e di fruizione dei moderni spazi urbani; il parco di Serravalle, polmone verde attualissimo e proiettato verso i decenni futuri.
Nelle pagine del volume trova posto anche la rappresentazione della campagna extraurbana empolese, rigorosamente ben tenuta, con le coltivazioni tipiche della zona (la vigna, l’olivo, il grano…). Gli autori hanno scelto di proporre alcuni luoghi che conservano testimonianze visibili del passaggio di generazioni di uomini e donne che, attraverso i secoli, hanno avuto una medesima operosità e una medesima attenzione tanto alle produzioni agricole quanto al rispetto per l’ambiente; tanto alle coltivazioni quanto alla costruzione di edifici che non sminuissero (ma, anzi, aumentassero) la bellezza del paesaggio. Le immagini di Martignana, Monterappoli, Corniola, del castello del Cotone, della villa il Terraio diventano (ancora una volta) forme e modelli di una cultura estesa, che è cresciuta su questo territorio e si è diffusa nel corso dei secoli.
Come si vede, sono molti i motivi per cui questo libro è originale e innovativo e vale la pena di essere conosciuto ad ampio raggio. Attraverso le immagini riprese dall’alto, attraverso le narrazioni quasi colloquiali dei luoghi rappresentati, attraverso gli approfondimenti storici e bibliografici necessari, gli autori propongono un’analisi di tante manifestazioni visibili della cultura della città presa nel suo insieme. Il libro trasmette a chi lo sfoglia e lo legge un messaggio allo stesso tempo semplice e complesso: tutti noi siamo parte di un tutto. Ci sono diritti e responsabilità nei confronti della città che si abita e del territorio, che riguardano tutti. Nel caso in esame: sono diritti e responsabilità che interessano (meglio: che dovrebbero interessare!) sia coloro che sono empolesi da sette generazioni sia coloro che, provenendo da altrove, hanno scelto di vivere la propria vita e quella dei loro figli in questa città e in questo territorio. Certo, la costruzione dell’identità non è più legata alle città come lo era in passato, quando la città e i suoi luoghi rappresentavano i legami principali per la costruzione progressiva dell’identità stessa. Per molti empolesi che sono appartenuti alla generazione che ha vissuto gli anni della guerra, per esempio, era molto forte il legame identitario col vecchio ponte Leopoldino di granito rosa (prima che fosse distrutto dai bombardamenti) e con il fiume Arno, luogo di lavoro, di svago, di socialità; e per molti empolesi della generazione degli anni Sessanta è stato forte il legame identitario con le quattro strade del quadrilatero storco (il “Giro”). Oggi per tutti, in particolare per i bambini e i giovani, la costruzione dell’identità è influenzata dalle conseguenze della globalizzazione, dalla mobilità, dalla circolazione senza soste di immagini, informazioni, messaggi di tutti i tipi. Ma proprio per questo il libro Empoli dal cielo. Il disegno della città ha un suo valore etico, che va ben oltre il pur bellissimo esercizio fotografico svolto. Il simbolismo urbano, le immagini fenomenologiche della vita (che è transitata attraverso la storia e i secoli e permane nelle strade e nelle piazze), gli spazi pubblici della città, che sono di tutti e che per questo hanno diritto al massimo rispetto, dovrebbero ancora restare dei punti di riferimento che, insieme certo a molti altri elementi reali e virtuali, possono ancora strutturare e condizionare in positivo la formazione di tutti. Il libro mostra che esiste una sorta di pedagogia urbana che riguarda gli adulti e i minori; mostra che la città può fornire geometrie, energie, opportunità utili per la formazione dei singoli e della collettività, purché (almeno) sia conosciuta nelle sue linee e nelle sue immagini essenziali.

 

A.Naldi, Empoli dal cielo. Il disegno della città, fotografie di L. Livi, prefazione di M. Guerrini, Empoli, Editori dell’Acero, 2017, ISBN 8886975902, pp.160, euro 18,00
Recensione
di Mariangela Giusti

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