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Empoli e Sankt Georgen an der Gusen, un patto di amicizia per la Memoria

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martedì 14 marzo 2017

I sindaci Brenda Barnini e Erich Wahl hanno firmato il rinnovo del gemellaggio. Nel lager austriaco persero la vita molti cittadini toscani

Un gemellaggio per mantenere vivo nelle giovani generazioni il ricordo degli eventi tragici e inumani avvenuti durante il secondo conflitto mondiale. È stato firmato venerdì 10 marzo il rinnovo del patto di amicizia tra le città di Empoli e di Sankt Georgen an der Gusen, cittadina austriaca dove molti empolesi trovarono la morte nel lager di Gusen II e in quelli delle località limitrofe, tutti sottocampi del ben più noto Mauthausen. Nella sala del Consiglio del palazzo comunale, la sindaca Brenda Barnini, nonché vicesindaca della Città Metropolitana, e il collega austriaco Erich Wahl hanno confermato quel legame che era stato sancito l’8 marzo 1997 dagli allora primi cittadini Vittorio Bugli e Rudolf Honeder. Come ricordato nel documento ufficiale letto durante la cerimonia, questo gemellaggio rappresenta «un impegno concreto per una azione politica e di governa tesa all’affermazione della pace nel mondo e degli ideali di fratellanza e solidarietà», soprattutto tra due comunità che prima erano state legate da un profondo dolore.
Il gemellaggio tra queste due realtà è stato fatto «nel segno della memoria – ha dichiarato Barnini – per i nostri concittadini che furono deportati nei campi di sterminio nazisti ed anche in quello austriaco di Gusen». Gli scopi del patto, ha detto ancora la sindaca empolese, sono quelli di «favorire ogni iniziativa utile a far conoscere la storia dei lager di Mauthausen-Gusen e della deportazione dei cittadini di Empoli e gli eventi storici connessi alla deportazione; e promuovere la conoscenza tra gli amministratori, gli insegnanti, gli studenti empolesi e austriaci incrementando le occasioni di scambio culturale fra le istituzioni scolastiche e le due municipalità».
Commosso il sindaco di Sankt Georgen an der Gusen, Erich Wahl, che ha voluto ricordare che fino a trenta anni fa nel comune austriaco non si parlava di queste tematiche.

Marco Gargini

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