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Festival au Désert: chiusura con i ritmi Tuareg delle Tartit

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mercoledì 17 luglio 2019

Sulla spiaggia dell’Arno si è conclusa la decima edizione del Festival Au Désert, che porta la musica delle dune africane nell’estate fiorentina

Dalle sabbie del deserto della città misteriosa del Mali, Timbuctù, fino a quelle della spiaggia dell’Arno. Da dieci anni il Festival au Désert accompagna in un viaggio in terre lontane, rendendo protagonista la cultura dei popoli nomadi africani. Tre giorni di musica che si sono appena conclusi, con una serata che ha incrociato i ritmi del Mali e del Marocco.
Il Festival au Désert di Firenze è gemello di quello che si teneva a Timbuctú, sospeso a causa della guerra iniziata nel 2012 e che anche quest’anno non ha potuto avere luogo. Si trattava dello storico raduno dei popoli Tuareg, che alla fine della stagione nomade erano soliti incontrarsi nella città di Essakane, a 60 kilometri da Timbuctú per scambiarsi danze e canti, tra le dune e la luce delle stelle.
Un festival che racconta l’affascinante cultura di questi popoli viaggiatori, tra cui le musiciste Tartit che sono state protagoniste della serata conclusiva. A Firenze hanno presentato il loro ultimo album Amankor (L’esilio), un disco che invita alla coesione sociale e al ritorno al deserto del Sahara, ormai abbandonato dopo il lungo conflitto.

L’ultima serata del Festival au Désert di Firenze anche ha visto anche la partecipazione del trio cosmopolita formato dal jazzista sardo Gavino Murgia, dal percussionista statunitense Hamid Drake e dal musicista marocchino Majid Bekkas e dei maliani Tamikrest che mescolano la musica tradizionale Tuareg con influenze pop rock.

Monica Pelliccia

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