Città metropolitana, firenze

Firenze, 70 anni dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’uomo

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martedì 18 dicembre 2018

A Palazzo Medici Riccardi 47 associazioni ne leggono il testo

Quarantasette associazioni del territorio metropolitano fiorentino si sono riunite, il 10 dicembre, per leggere insieme la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, nel cortile di Michelozzo di Palazzo Medici Riccardi. Su iniziativa di Benedetta Albanese, consigliera delegata della Città metropolitana alla Promozione sociale, i rappresentanti delle associazioni hanno interpretato gli articoli della Dichiarazione. La cerimonia è stata aperta da un canto del “Coro Novecento” di Fiesole. È stata una cerimonia semplice ma intensa per andare direttamente al contenuto della Dichiarazione, bussola certa di navigazione simbolica in un mare agitato e minaccioso, quello che potremmo usare come metafora per rappresentare la società dei nostri tempi. Un mare purtroppo molto spesso tempestoso per non dire in burrasca, e la dichiarazione una bussola certa insieme alla nostra Costituzione, per affrontare con coraggio e serenità lo spaesamento che permea il nostro tempo, mettendo al centro la persona, l’uomo, i suoi diritti.

La dichiarazione universale dei diritti umani è un documento sui diritti della persona adottato dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nella sua terza sessione, il 10 dicembre 1948 a Parigi con la risoluzione 217A. Quel giorno votarono a favore 48 membri su 58. Nessun paese si dichiarò contrario, ma otto si astennero e due non votarono. Questo documento doveva essere applicato in tutti gli stati membri, e alcuni esperti di diritto hanno sostenuto che questa dichiarazione sia divenuta vincolante come parte del diritto internazionale consuetudinario venendo continuamente citata da 70 anni in tutti i Paesi.
La cerimonia si è conclusa con un altro canto del “Coro Novecento” di Fiesole che descriveva il dramma dei migranti nel mediterraneo, ricordando a tutti i presenti che anche l’ultimo di quegli uomini e donne ha gli stessi diritti di ognuno dei presenti e di tutti noi perché, per l’appunto, sono universali.

C.M.

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