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Il Corridoio Vasariano riaprirá nel 2021

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mercoledì 20 febbraio 2019

Inizia il conto alla rovescia per la apertura al pubblico in una veste rinnovata. Presentato il progetto esecutivo dei lavori che dureranno un anno e mezzo con un costo di 10 milioni di euro

Era stato chiuso al pubblico nel 2016, per ragioni di sicurezza, adesso il Corridoio Vasariano si prepara a riaprire le porte totalmente rinnovato. Il progetto è stato presentato nell’Auditorium Vasari di Palazzo Vecchio con la presenza del direttore delle Gallerie degli Uffizi, Eike Schmidt, il Soprintendente ai Beni Archeologici della Toscana, Andrea Pessina e il sindaco di Comune e Città Metropolitana di Firenze, Dario Nardella.
Grazie alla riapertura i visitatori e le visitatrici di tutto il mondo potranno godere di una passeggiata panoramica affacciata sul cuore di Firenze, che, partendo da un ingresso al piano terra dalla Galleria delle Statue e delle Pitture, passerà sopra il Ponte Vecchio, per raggiungere di là dall’Arno il giardino mediceo di Boboli e la reggia granducale di Palazzo Pitti.

Dopo la riapertura si stima una presenza di circa 500 mila persone all’anno, con prezzi ribassati rispetto al passato per permettere un maggior afflusso turistico: in alta stagione il biglietto singolo costerà 45 euro, in bassa stagione 20 euro. Le scolaresche entreranno gratis. Il Corridoio sarà aperto ogni giorno in coincidenza degli Uffizi più i due lunedì di apertura del giardino di Boboli.
Il Corridoio Vasariano fu realizzato su progetto dell’architetto Giorgio Vasari per volontà di Cosimo I de Medici. Il lavoro fu commissionato e realizzato nel 1565, in occasione del matrimonio tra il figlio del granduca, Francesco I e Giovanna d’Austria. La sua funzione era quella di consentire ai granduchi di spostarsi rapidamente dalla loro reggia, in Palazzo Pitti, ai palazzi dell’amministrazione, gli Uffizi e Governo, a Palazzo Vecchio. Fu parzialmente distrutto dai nazisti durante la guerra, nel 1944 e le sue parti centrali furono utilizzate dalla Resistenza come punto di collegamento tra le due rive dell’Arno.

Monica Pelliccia

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