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Sapori tipici Firenze: il “Pranzo di San Giovanni”

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sabato 29 giugno 2019

Il Pranzo di S. Giovanni di Franco Banchi è un libro assolutamente atipico e originale. Eclettico come il secolo che rappresenta, tessuto su una leggera trama storica, rievoca la magie della cucina rinascimentale attraverso un insieme ben assortito di favole conviviali, incorniciate da ricette dell’epoca. Il libro è servito come ispirazione per una cena estiva organizzata dalla proloco di Rignano sull’Arno, nella quale è stato allestito un tavolo del pranzo ideale dell’epoca dei Medici, a modo di scenografia, insieme a due abiti dell’epoca, creando in modo efficace questo riuscitissimo viaggio nel tempo attraverso il gusto, con un menù composto da ben 7 piatti antichi fiorentini: Insalata di Caterina de Medici, Porrea, Crostatini di fegatini, Pecorino di stagione, Salame e Soprassata, Arista con fagioli coll’occhio e Biscotti benedettini.
Dobbiamo ricordare che il cibo non è soltanto alimentazione. Il cibo serviva e serve tuttora come momento di festa e convivialità. Molte feste fiorentine basate sul cibo sono state la cornice di momenti storici importanti ed è un peccato che molte si siano perse. Per quanto riguarda le ricette della cena a Rignano possiamo parlare della Porrea, una torta fatta con le cipolle, pecorino, carne secca e lardo, usata spesso come contorno della carbonata (carne arrostita condita con agresto, limone e cannella). I Biscotti benedettini poi sono fatti di pasta frolla e intinti nell’archermes, liquore che prende il suo colore rosso intenso dal colorante naturale delle cocciniglie. Da notare che Il termine alchermes deriva dall’arabo al-qirmiz che significa proprio cocciniglia.
Nel suo libro, Banchi, al modo degli alchimisti del rinascimento, mette uno ad uno i suoi ingredienti nel crogiolo ideale del racconto, forgiando un insieme sorprendentemente armonico, che ha i sapori ed i cromatismi di una Firenze medicea sospesa tra solarità e tramonto.  Un ventaglio di ricette rinascimentali che inducono il lettore a pensare, a meditare, quasi a filosofeggiare su sapori ed evocazioni immaginarie; una serie di racconti da mangiare con gli occhi e gustare con la testa. Un fantastico caleidoscopio narrativo, in cui si alternano misteriose confraternite, scherzi macabri e grotteschi, epiche partite sull’Arno ghiacciato, fatti d’arme e voti crociati e storeie d’amore sacro e profano.
Cesare Martignon

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