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Tessuto e ricchezza a Firenze nel Trecento. Lana, seta, pittura

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domenica 10 dicembre 2017

Mostra alla Galleria dell’Accademia ideata e curata dalla direttrice Cecilie Hollberg dedicata all’importanza dell’arte tessile a Firenze nel Trecento

Motivi per visitare o per tornare alla Galleria dell’Accademia di Firenze, ce ne sono in abbondanza.
Fino al 18 marzo 2018 ce n’è uno speciale: la mostra temporanea “Tessuto e ricchezza a Firenze nel Trecento. Lana, seta, pittura”, dedicata all’importanza dell’arte tessile nella Firenze del tempo, dal punto di vista economico, artistico e nei costumi della società. Una mostra di non facile allestimento, data la difficoltà nel reperire le stoffe originali dell’epoca, ma stimolante, visto che proprio nel Trecento, soprattutto dopo la Peste Nera del 1348, nascono la moda e il lusso, tendenze che si diffondono rapidamente in tutta Europa e che influenzano l’economia – divenendo la base della ricchezza della città – e la produzione artistica.
L’esposizione è ideata e curata dalla direttrice dell’Accademia stessa ed è promossa dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo.

Il percorso espositivo è cronologico e approfondisce lo sviluppo e la provenienza dei manufatti. Tra le sezioni visibili, le Geometrie mediterranee che rimandano al mondo musulmano, il Lusso dall’Asia mongola con i piccoli motivi vegetali e animali e le Creature alate degli ornamenti tessili di influenza cinese. Le Invenzioni pittoriche evocano i disegni delle sete pregiate lavorate da tessitori altamente qualificati. La sezione dedicata al Lusso proibito prende spunto dal registro che dal 1343 al 1345 annovera le vesti proibite elencate nella cosiddetta Prammatica delle vesti. Chiudono l’esposizione i Velluti di seta che anticipano gli sviluppi della moda nel secolo successivo.
Tra le opere più rappresentative presenti ci sono un vestitino in lana prestato dal National Museum di Copenhagen, confezionato sulla metà del XIV secolo per una bambina e recuperato dagli archeologi in Groenlandia, e ancora Il Battesimo di Cristo di Giovanni Baronzio, proveniente dalla National Gallery di Washington. Arriva dalla Toscana, dal Museo del Tessuto di Prato, un Frammento di tessuto con fenici e foglie di vite. Dal Museo del Tessuto di Lione arriva un corpetto di seta e oro, indossato, da tradizione, da Charles de Châtillon, conte di Blois quando fu ucciso durante la guerra dei Cento anni.
Tra i dipinti, l’Incoronazione della Vergine e quattro angeli di Gherardo di Jacopo, proveniente dalla Galleria Nazionale di Parma. E ancora il grande Crocifisso del tardo Duecento appartenente alla Galleria dell’Accademia – restaurato per l’occasione – che testimonia, con il motivo decorativo, la ricchezza delle stoffe islamiche più antiche. Chiude il percorso espositivo il piviale del Museo Nazionale del Bargello, che documenta la sfarzosità raggiunta da Firenze, nel campo della seta e dei velluti.

(A.F.)

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