Città metropolitana

Le Vie di Dante – Comuni ravennati

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martedì 5 Gennaio 2021

Prosegue il viaggio sulle orme di Dante Alighieri attraverso il progetto che v vede capofila la Città metropolitana di Firenze
Il progetto su Le Vie di Dante vede capofila la Città metropolitana di Firenze e coinvolge ben 36 Comuni tra Romagna e Toscana. “…Tebaldello, / ch’aprì Faenza quando si dormia”, XXXII Canto dell’Inferno. “Quando in Faenza un Bernardin di Fosco / verga gentil di piccola gramigna?”. XIV Canto del Purgatorio. Ma, come detto, Faenza è presente anche nel Paradiso. Faenza è una città che ha molto da offrire dal punto di vista turistico. Le piazze dove si affacciano la cattedrale di san Pietro Apostolo, ossia piazza della Libertà, il palazzo comunale e il palazzo del Podestà, ossia la contigua piazza del Popolo, sono dei gioielli preziosi, dove il tempo sembra essersi fermato. A poca distanza c’è la biblioteca Manfrediana, uno dei luoghi danteschi per eccellenza e già lo si capisce dall’ingresso, da cui si accede alla Sala Dante. All’interno della Sala del Settecento sono conservati libri antichi, rari, unici. Alcuni riguardano Dante e le sue opere. Poi altre pubblicazioni più recenti, risalenti al secolo scorso, dal periodico locale “Il Lamone”, ad una pubblicazione dedicata ai personaggi faentini nella Divina Commedia fino ad uno studio sulle ossa riesumate di Dante portato avanti da Emilio Biondi nel 1921. Camminando per poche centinaia di metri troviamo la Pinacoteca comunale dove risiede “la storia di una città che è stata una capitale artistica, che ha dialogato con altre capitali, che è arrivata a costruire attraverso una catena di opere e di autori, una sua identità ancora oggi riconoscibile”, come ebbe a scrivere lo storico dell’arte Antonio Paolucci. Due sono le opere contestualizzabili nell’epoca in cui visse Dante Alighieri. Una è una tavoletta in tempera di Giovanni da Rimini, un pittore molto legato alle novità introdotte da Giotto. Cosa vi è raffigurato? Giovanni da Rimini diede un tocco più occidentale, con maggiori punti di contatto tra la Madonna ed il bambino formando un rapporto di intima tenerezza tra i due. Non a caso questa opera viene anche denominata “Madonna della tenerezza”. L’altra opera è sempre una tavoletta, ma più piccola, opera di un anonimo chiamato Maestro da Faenza. Faenza è una città che viaggia nella storia. Reperti importanti di molte epoche sono contenuti nel Museo internazionale delle ceramiche, dove c’è la raccolta di arte ceramica più grande al mondo. Di epoca medievale le ceramiche che riguardano la famiglia Manfredi. Grazie Marco, percorrendo a ritroso il corso del fiume Lamone, da Faenza arriviamo a Brisighella. Oggi uno dei borghi più belli d’Italia, famoso per i suoi monumenti, gli spettacolari tetti e i suoi paesaggi, ma anche per l’olio e le cave di gesso. La cittadina vide la luce proprio in epoca dantesca, intorno alla fine del 1200. A volerne la fondazione fu il signore del territorio, Maghinardo Pagani, che necessitava di una roccaforte per dominare la valle e controllare la strada che da Firenze portava a Faenza. Quel Maghinardo citato due volte nella Comedia per il suo ondeggiare tra l’esser ghibellino in Romagna e Guelfo in Toscana. Si conclude a Brisighella un’altra tappa del nostro viaggio su Le Vie di Dante, che ha ancora molto da raccontare.
Nicola Giannattasio

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